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Cartucce Affrancatrici: Rigenerate Made in Italy o Compatibili Low Cost?

Dietro le quinte delle cartucce stampa d’importazione

Nel mondo commerciale internazionale esistono teorie ricorrenti che restano sempre attuali nel tempo. Uno di questi pensieri, tradotto dall’inglese suona più o meno in questo modo:
“Non c’è quasi nulla al mondo che non si possa costruire leggermente peggio e vendere a un po’ meno. Chi sceglie un prodotto in base al prezzo più basso è preda legittima di quel tipo di fabbricanti”

Il convincimento che il prezzo basso sia la chiave primaria del successo è uno dei principi con i quali si realizzano tutt’oggi molti prodotti d’importazione.

Nel nostro continente, a causa di esperienze non sempre positive si è anche creata una certa diffidenza sull’affidabilità delle cartucce compatibili rispetto alle cartucce originali (nuove di fabbrica). Lo scetticismo è sovente una diretta conseguenza di esperienze con prodotti realizzati da professionisti poco seri o rivenduti da realtà non adeguatamente preparate.

A causa della trasformazione del mercato, dovendo fare i conti con l’invasione di prodotti asiatici molte realtà Europee dedite alla produzione / rigenerazione di cartucce inkjet hanno dovuto chiudere i battenti. Di riflesso anche una storica rinomata azienda svizzera con sede a Berna, tra le poche in Europa specializzate in sofisticati dispositivi elettronici avanzati per testare le cartucce da stampa rigenerate, ha dovuto alzato bandiera bianca nel 2019.

Da qualche anno a questa parte, il mercato asiatico dedito alla costruzione di cartucce compatibili ha esteso il suo focus anche nella produzione di cartucce per macchine affrancatrici postali. Parliamo di repliche non originali a marchio fantasia, spesso riconoscibili dai circuiti stampati esterni color arancio-marroncino, immessi sul mercato da aziende diverse rispetto a quelle che producono le macchine affrancatrici postali.

Non tutte le cartucce compatibili d’importazione vengono riprodotte replicando fedelmente le caratteristiche fisico chimiche delle cartucce di primo impianto. In alcuni casi, gli occhi allenati dei nostri tecnici di produzione riescono addirittura a percepire la volontà di una ricerca ossessiva nella riduzione dei costi della componentistica.
Il taglio dei costi finisce per ridurre inesorabilmente anche la qualità degli ingredienti impiegati: materie plastiche, circuiti elettronici e parti inchiostranti.

Chi produce in occidente nel rispetto dei diritti sociali e si misura con i prodotti importati alcuni Paesi emergenti, obbietterebbe a gran voce anche sugli effetti competitivi dell’imposizione alle maestranze di ritmi di produzione fin troppo sostenuti. In alcuni ambienti produttivi orientali si avvicendano maestranze con contratti di lavoro semestrali, spremute a dovere con abbondanti straordinari e nessun giorno di risposo. Alla fine del contratto semestrale, si cambia squadra di lavoro: le competenze e le astuzie professionali assimilate lungo la strada dai lavoratori uscenti vanno perdute. Col cambio di quadriglia di produzione, si inizia nuovamente da zero: poca formazione, ritmi forsennati da subito e qualità dei prodotti sfornati all’inizio assai traballante.

Fichi secchi e brama di fatturato: il risvolto della medaglia delle cartucce asiatiche

Bisogna considerare che l’economia di molti Paesi emergenti convive con regole economiche tese a sviluppare il tessuto produttivo interno, che limitano al massimo le importazioni. Contrariamente a quanto succede in Italia ed in Europa, i governi di Cina e Brasile ad esempio, impongono dazi di importazione che superano anche il 50% del bene importato. In questo modo, si crea anche un effetto che trattiene l’economia locale dall’attingere componentistica e tecnologia dall’estero. La conseguenza gioca sovente a sfavore dei risultati qualitativi, che per essere ai massimi livelli necessiterebbero di essere supportati da dispositivi tecnologici avanzati, tradizionalmente prodotti in occidente (l’azienda di Berna chiusa nel 2019 che un pioniere in questo campo in Asia non è mai riuscita ad esportare gran che. ndr)

Allo scenario si aggiunge pure una certa premura intrinseca di alcune realtà di questi Paesi nello sfornare prodotti per accrescere rapidamente il fatturato. L’assillo nel raggranellare incassi, contribuisce così a lasciare ancora meno spazio e ragioni di implementare di controlli qualità adeguati. Anche solo per la mancanza di investimenti in attrezzature specifiche e esclusive, esistono casi in cui il collaudo qualitativo viene quasi completamente bypassato.

Facile immaginare che una perizia manifatturiera inadeguata finisca per determinare prodotti dalle prestazioni instabili ed al di sotto delle aspettative.

I risultati di laboratorio delle cartucce d’importazione neopost / quadient

A più riprese abbiamo ricevuto e segnalazioni di mercato a denunciare anomalie di prestazioni di alcuni tipi di cartucce compatibili neopost / quadient d’importazione.

Ecco una recente testimonianza: “Ho acquistato cartucce compatibili IS200 (A0006987) altrove. Mi avevano garantito numero di stampe come le originali, invece ho fatto solo 590 stampe totali. Siete fabbricanti oppure rivenditori? Da voi come avviene la permuta delle cartucce esaurite? Vorrei trovare un venditore affidabile per un rapporto continuativo.”

In base a successive prove di laboratorio approfondite, effettuate nei nostri laboratori su due modelli di cartucce per affrancatrici d’importazione ad uso neopost / quadient è emerso quanto segue:
IS330 330 350 420 e 480 – In modo aleatorio e inaspettato capita a più riprese che l’impronta postale risulti incompleta e inutilizzabile, a causa di una striscia in “bianco” proprio in corrispondenza dell’importo dell’affrancatura.
IS200 IS240 IS280 (A0006987) – meno stampe del previsto**
**Nonostante le circa 2,000 impronte previste dalla codifica originale della casa, dal conteggio del numero effettivo di affrancature realizzate a fine ciclo di 5 cartucce compatibili a marchio fantasia risulta che nessuna sia andata oltre le 1,400 affrancature. Tra i cinque esemplari presi in esame, la cartuccia per affrancatrice meno performante si è fermata a 360 impronte.

A conti fatti, non sembrerebbe che le cartucce di importazione offrano il massimo della convenienza. Del resto, chi utilizza la macchina affrancatrice in modo professionale stampa impronte postali dal valore di svariate migliaia di Euro.

Cartucce Rigenerate amiche dell’ambiente e dell’economia tricolore

Non disponendo di sufficienti doti di stabilità di base, la maggior parte delle cartucce compatibili non rientrano a priori nel ciclo di rigenerazione professionale. Ecco che le compatibili asiatiche, come le arancio scuro “usa e getta” finiscono per intasare ulteriormente gli inceneritori.

Esausti poco stabili a parte, il nostro gruppo di lavoro che si ispira principi etici e sindacali contemporanei, favorisce il riciclo ambientale delle cartucce utilizzando solo originali neopost / quadient a fine ciclo per dar loro nuova vita.

Al termine del ciclo di rigenerazione professionale, le nostre cartucce affrancatrici prodotte in Italia superano stringenti test qualitativi individuali su macchine professionali di laboratorio.

Le cartucce rigenerate nei nostri laboratori promettono e mantengono:
Massimo numero di impronte di affrancatura
Rendimento equivalente alle cartucce originali
✓ Nessuna incertezza di funzionamento
✓ Pre e post vendita senza pari